Ghino di Tacco

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Quoziente familiare a Terni, l’evanescente proposta di Baldassarre

In politica on 23 settembre 2010 at 16:25

Dalla stampa locale ho appreso che l’ex presidente della Consulta, ex presidente Rai ed ex candidato Sindaco del Pdl al nostro comune, Antonio Baldassarre “vuole adottare il quoziente familiare” (da ‘il giornale dell’Umbria’ del 21/09/2010 – “Sociale, Baldassarre vuole adottare il quoziente familiare“).

Non potete immaginare lo stupore scoprire che dopo oltre un anno dalle elezioni amministrative colui che avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento, rivoluzionare la nostra città è ancora presente, e si arrabbia.

Dallo stesso articolo sopra citato leggiamo “Baldassarre si è tolto qualche sassolino all’indirizzo del sindaco“.  Il presidente emerito della Corte Costituzionale avrebbe addirittura dichiarato: “Di Girolamo ci ha accusato di non essere costruttivi e propositivi. Semmai è il contrario. Finora dal sindaco si sono avute solo le linee programmatiche evanescenti, se si escludono un pacco di varianti urbanistiche“. Che verve! Che grinta! Dalla piazza sottostante si sentono già le urla dei sostenitori, di quanti ancora sperano nel cambiamento. “Vogliamo dare una scossa a questa amministrazione – ha tuonato – che non sta facendo nulla per la città. E’ vero che hanno vinto le elezioni con una manciata di voti, ma questo non li esime dal governare una comunità con provvedimenti, scelte e decisioni. Invece non c’è mai una proposta. Sono le opposizioni che propongono, ma per ragion politica vengono rigettate idee buone per la Terni presente e Futura” (da ‘La Nazione’ del 21/09/2010 – “Prelievo fiscale? Non solo l’Isee: ci si basi sul quoziente familiare“).

Quindi? Dopo il grande risveglio? La piazza attende trepidante, c’è chi spera si parli del lavoro che manca, delle inefficienze amministrative, della crisi delle partecipate, di un’economia al collasso e di una maggioranza alla deriva. Invece…

Introdurre il quoziente familiare nel sistema tributario, tariffario e fiscale del Comune“, dalla piazza un boato di disperazione e la folla inizia a disperdersi. “Con uno specifico atto di indirizzo, che ci auguriamo possa essere messo in discussione quanto prima – ha continuato il professore – chiediamo che anche Terni possa essere annoverata nel progetto nazionale ‘Città per la famiglia’. Chiediamo all’amministrazione e ai colleghi del consiglio comunale di adottare una vera e propria rivoluzione tributaria per favorire le famiglie più numerose“. La piazza è ormai vuota. La folla è a casa e spera al più presto di leggere un intervento di Melasecche, almeno lui fa opposizione…

Comunque, bando alle ciance, una proposta c’è stata ed un atto di indirizzo è stato presentato anche se risulta un pò evanescente. Evanescente perché non dice nulla, due paginette vuote che rimettono alla Giunta ogni eventuale realizzazione. Parlare di quoziente familiare in questo modo è come dire nulla. E’ come parlare di federalismo senza sapere come verrà applicato. Affermare “avviare, a partire dal prossimo anno finanziario e dal Bilancio 2011, la riforma dei criteri di determinazione delle tariffe e delle tasse di pertinenza comunale introducendo indicatori integrativi dell’ISEE al fine di realizzare compiutamente, entro il triennio successivo, il “quoziente familiare” come base per il sistema fiscale e tariffario comunale” è dire nulla. E’ un concetto vuoto che non prende in considerazione nemmeno gli eventuali minori introiti per l’amministrazione che potrebbero derivare dall’introduzione di un nuovo meccanismo di calcolo. Una proposta del genere non è altro che uno spot travestito. Una proposta che viene fatta soltanto per fare bella figura con gli ambienti cattolici e che tanto nessuno approverà mai.

In mancanza di qualsiasi elemento oggettivo su cui discutere, mi limiterò ad esprimere brevemente i miei dubbi sul quoziente familiare che sembra andare tanto di moda.

  1. se l’unità impositiva passerà dall’individuo al nucleo familiare certamente ciò renderà più equa la calibratura del carico fiscale sulle famiglie nel tentativo di valorizzarne la funzione sociale per la comunità ma resta da capire e da definire in sede legislativa cosa si definisce come famiglia affrontando questioni giuridiche, amministrativem gestionali e persino morali che ovviamente non possono essere affrontate da un’amministrazione comunale;
  2. se la tassazione sarà in funzione della numerosità del nucleo familiare come potremo misurare le variazioni del benessere individuale al variare del numero dei membri del nucleo familiare, un concetto in cui – ovviamente – nella proposta non si fa cenno. Come considerare l’indicatore di peso ai fini del calcolo matematico di ciascun membro della famiglia? Come si pesano altri familiari a carico per arrivare al risultato finale?
  3. la tassazione a quoziente familiare a poi anche un altro effetto collaterale negativo: tende a ridurre l’offerta di lavoro femminile, che in Italia è tra le minori d’Europa, spostando in capo al coniuge con reddito più basso (di solito la moglie) parte dell’onere fiscale, ed allontanerebbe ancor di più il nostro paese dal raggiungimento di uno degli obiettivi dell’Agenda di Lisbona, che punta ad un tasso di partecipazione femminile alla forza-lavoro pari almeno al 60% (attualmente l’Italia è poco sopra il 40%).
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