Ghino di Tacco

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TERNI: AL CAOS I PIU’ “BUONI” DEL REAME CI INSEGNANO L’ETICA CON TANTO DI “GIORNATA-EVENTO” E ARCIPELAGO SCEC ALLA MODA DI PROUDON

In Uncategorized on 14 dicembre 2013 at 00:10

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NUOVI ATTEGGIAMENTI E NUOVE VISIONI PER UNA SOCIETA’ DI VALORE, questo il titolo della “giornata-evento” organizzata dall’Associazione “Utilità Manifesta/design for social”, dal Cesvol, dall’Associazione “San Martino”, dall’Associazione “Arcipelago Scec Umbria” e dal Comune di Terni.

I più “buoni”, quelli che non mancano mai, sempre pronti al posto giusto e al momento giusto, ci spiegano l’etica. 

Idee vecchie per una ‘provincetta’ che rincorre parossisticamente il contemporaneo. Parole chiave abusate e superate anche se, qui da noi, non si sono sentite spesso. Idee vecchie poco sentite nel mondo piccolo della nostra provincia, mai adottate neanche da chi oggi tenta di ergersi a moralizzatore o guida per gli altri.

Tra tutte le nuove e geniali idee la più vecchia è quella dello “Scec” che già un certo signor Pierre Joseph Proudon aveva teorizzato circa 150 anni fa in “Sistema delle contraddizioni economiche ovvero Filosofia della Miseria”, analizzato e commentato con sferzante ironia da Karl Marx con un libro dal titolo rovesciato “Miseria della Filosofia”.

Non perderò altro del mio tempo per una manifestazione per pochi, studiata da pochi che servirà a pochissimo… 

Neanche alla piccolissima città giardino che viene citata come esempio; esempio non si sa bene di cosa, forse di fallimento.

 

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TERNI – CONSIGLIERE COMUNALE SPIEGA AI ROMANI COME SI AFFIGGONO I MANIFESTI!

In politica, terni, Uncategorized on 11 giugno 2013 at 23:21

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Terni – Il consigliere comunale del Pdl, Francesco Maria Ferranti, spiega ai romani come si affiggono i manifesti! Nel pubblicare su Facebook la foto che riportiamo nel post scrive: “In questa foto si chiarisce cosa devono fare le squadre di affissori manifesti… Devono passare e coprire tutto… Specie de rosso… A Roma prevalgono i manifesti dei compagni“. Dopo qualche minuto chiarisce meglio commentando la stessa foto: “Scusa Gerardo mi sbaglio i miei uomini da te coordinati coprivano anche  i cartelli stradali…“.

Ricordiamo a tutti ma soprattutto al consigliere Ferranti che un manifesto è abusivo se: 1) è affisso fuori dagli spazi consentiti: muri, cabine telefoniche, cassonetti immondizia… (sanzione da 200 a 1050 euro); 2) è affisso sugli spazi commerciali del Comune (quelli affissi tutto l’anno); se non ha il timbro comunale vuol dire che non ha pagato i diritti all’erario (sanzione da 100 a 500 euro); 3) è affisso sui tabelloni messi apposta per le elezioni ma negli spazi assegnati agli altri partiti (sanzione da 200 a 1050 euro).

 

Lavoro a Terni: non ci resta che pregare? Per piangere c’è ancora tempo

In terni on 7 luglio 2011 at 23:11

La situazione a Terni è disperata, il lavoro non c’è e quello che è rimasto rischia di sparire. L’inerzia della politica e del mondo imprenditoriale continuano ad essere evidenti. Nulla sembra poter invertire la tendenza al declino della vecchia dinamica città dell’acciaio mentre la corruzione dilaga ed i nostri ragazzi sono costretti a non lavorare o a fuggire all’estero.

Che fare dunque? Non ci resta che pregare.

No, non sto scherzando. Non siamo nemmeno difronte alla sceneggiatura di una commedia ma nella parrocchia della Polymer dove Don John McElroy lancia la “Notte bianca di preghiera“, una – come si legge nel comunicato della Diocesi di Terni Narni e Amelia – “24 ore di Adorazione Eucaristica per pregare per la situazione lavorativa a Terni“.

Queste le parole del parroco Don John, ex militare statunitense: “La situazione è ancora critica. Dobbiamo interpellare il nostro Creatore per il futuro, non solo del polo chimico e dell’Ast, ma per tutta la situazione lavorativa della nostra città. Anche se sei nel dubbio che Dio esista, questo è il momento di andare oltre ogni dubbio, di chiedergli di farsi presente, di farsi sentire. Ricordiamoci che la fede ci indica una speranza che va oltre questo mondo“.

Una veglia di preghiera? Così siamo ridotti nella rossa Terni? No, non pensate che abbia qualcosa contro l’iniziativa – per certi versi anche lodevole – del parroco americano. Il problema è che dopo tanti anni di emancipazione non ci resta che pregare o sperare nella ‘Divina Provvidenza’, come cinquant’anni, cento, centocinquanta, duecento… anni fa.

Gli ultimi voli del Cesvol agonizzante…

In ambiente, GIOVANI, politica, terni, terni on 8 giugno 2011 at 19:20
Logo Cesvol Terni
Ce.S.Vol. della Provincia di Terni

La situazione non è di certo delle più incoraggianti. Da mesi ormai si sente parlare della possibile prossima dipartita del Cesvol della nostra provincia. Da mesi se ne sente parlare ma sottovoce, quasi non si volesse dar fastidio.

Certo, uno o due articoletti sono usciti ma solo perché non si sono potuti evitare difronte ad uno scontro diretto tra la presidente del Centro e i sindacati Cisl e Uil. Poi il silenzio.
Tentiamo di ricapitolare: scontri con i sindacati, possibili licenziamenti, stabilizzazioni, contratti di solidarietà, precari cacciati, riduzione di oltre un terzo delle risorse, multe di centinaia di migliaia di euro, riduzione drastica dei servizi da erogare alle associazioni. Queste solo alcune delle criticità che andrebbero affrontate e alle quali, verosimilmente, si tenterà di dare una soluzione il prossimo 13 giugno durante l’Assemblea che dovrà approvare il bilancio consuntivo del 2010.
Per un’associazione di associazioni nata per essere “a disposizione del volontariato con la specifica funzione di sostenerne e qualificarne l’attività” (dal sito del Cesvol) non c’è male.
In tale situazione cosa pensate si stia facendo? Eliminare i servizi inutili tentando di sostenere le associazioni di volontariato del territorio? Ridurre gli sprechi?
A giudicare dall’ultimo bando uscito non mi sembra proprio.
Il bando del cosiddetto ‘progetto memoria‘  serve alla realizzazione di video, spot o documentazione per le associazioni di volontariato. Il problema è che tale progetto: non è più “innovativo”, come invece si legge nello stesso bando, visto che è promosso dal Cesvol almeno da quattro anni; non è sicuramente il più utile, specialmente in momento di così grave crisi per tutto il mondo dell’associazionismo e del volontariato; non è nemmeno economico viste le poste di bilancio relative a tale progetto…
 
Comunque se non sono preoccupate le associazioni iscritte dovremmo preoccuparci noi poveri cittadini se anche il Cesvol chiuderà? Noi potremmo sempre gioire degli ultimi voli del Cesvol agonizzante andando su internet e guardando gli spot!!!

IL RISVEGLIO DELLE TARTARUGHE…

In politica, terni on 5 gennaio 2011 at 12:37

Michele Rossi, coordinatore comunale Pdl Terni

(Terni) Dopo oltre quattro semestri di sostanziale silenzio ‘politico’, quello che dovrebbe essere il maggior partito dell’opposizione cittadina, il PDL, sembra risvegliarsi come una tartaruga dal letargo invernale. Il risveglio avviene con un comunicato nuovo, diverso da quelli sullo stato della fontana di piazza Tacito, sulla scarsa bellezza dei paletti di acciaio nel centro cittadino, sulle buche di qualche strada, sul malfunzionamento di qualche semaforo e diverso anche dalle solite menate sul Liceo Musicale; forse il primo comunicato ‘politico’ della nuova consiliatura.

Ecco il testo inviato dal Coordinatore comunale PDL Terni, Michele Rossi:

Non ci sono idee e non c’è qualità nell’attuale amministrazione cittadina, si naviga a vista affrontando solo le emergenze senza programmare il futuro. Questa è la realtà dei fatti e sono sempre di più coloro che hanno coscienza di questo, tra i cittadini e anche tra i banchi della stessa maggioranza.

C’è la necessità di un cambio radicale della politica di questa amministrazione.

Per questo motivo sono ancor più incomprensibili le parole di Venturi (Terni Oltre) forse preoccupato di trovare una sua possibile collocazione collaborazionista e di proporsi a una maggioranza in evidente difficoltà.

Lancia un appello, andando oltre gli schieramenti e le appartenenze politiche affinchè ci si unisca tutti insieme intorno ad alcune idee condivise. Se da una parte è apprezzabile che anche l’esponente neocivico riconosca in premessa del suo ragionamento l’inadeguatezza dell’attuale amministrazione non si può però concordare facilmente sulle sue conclusioni.

Occorre più che prestare la spalla all’amministrazione attuale, proprio per vero senso di responsabilità, operare perché ci sia un vero e proprio cambiamento radicale, perché finalmente si rompa il sistema.

Siamo comunque alternativa ma non disfattisti così come abbiamo dimostrato in delicate vicende cittadine dove determinante è stato il nostro contributo (Basell, Università, Liceo Musicale); costruttivi esclusivamente per il reale bene della città ma non per questo pronti ad aiutare la sopravvivenza di un’amministrazione che continuando così a vivacchiare danneggerebbe con scelte insensate la città, e che sarebbe meglio venisse prima possibile politicamente sconfitta.

Creso che sia chiaro che non apporteremo mai il nostro appoggio solo per far sopravvivere una maggioranza che per il bene di tutti deve cadere.

Bisogna certamente unire le forze ma per sconfiggere definitivamente questa politica di sinistra che ha soffocato e continua a soffocare, con il suo clientelismo e con la sua inadeguatezza, il libero sviluppo che questa Città merita.

Il vero appello da fare allora è a chi, al di là delle parole di opposizione spese nella conferenza stampa, vuol essere veramente alternativo a questo tipo di politica e che con determinazione e convinzione vuol rappresentare un altro modo di amministrarem completamente diverso. Per questo collaboreremo con tutte quelle forze inequivocabilmente alternative che non intendono prestarsi, per falso senso di responsabilità, a possibili aiuti a un esecutivo senza idee e senza futuro, che continuerebbe a danneggiare la città.

Piuttosto il PDL locale, primo partito di opposizione, è sempre aperto al confronto con tutte le forze di opposizione anche singole, per aprire un dibattito finalizzato a migliorare l’iniziativa politiva unitaria e la proposta amministrativa alternativa da offrire alla Città.

E’ auspicabile che la vera opposizione nella sua interezza sia più compatta, con proprie idee per il futuro sviluppo economico, sociale e urbanistico della Città. Non possiamo solo criticare e “urlare” contro la sterile azione amministrativa fin qui prodotta, non dobbiamo avere un atteggiamento unicamente disfattista ma abbiamo il dovere di proporre, di essere costruttivi e di porci come alternativa in grado di guidare Terni nei prossimi anni.

Sono convinto che il confronto solo con chi condivide questa impostazione ed è chiaramente lontano da questo modo di amministrare la città, per reale convinzione e che mai per questo si presterebbe a un possibile facile soccorso, ci garantirà successi politici futuri“.

Insomma il PDL non ci sta, e lancia l’appello alle forze di opposizione “anche singole” (?), attacca Venturi su una sua possibile apertura alla maggioranza e promette guerra.

Probabilmente la tartaruga si accorgerà presto – o si è già accorta – che è ancora inverno e che è meglio dormire ancora per qualche semestre…

A Terni sinistra di ‘lotta’ solo sul giornalino, sempre di ‘governo’ a Palazzo…

In politica, terni, terni, Uncategorized on 4 novembre 2010 at 13:37

Qualche giorno fa, mi è passata tra le mani “La scossa…”, il periodico del Gruppo consiliare RC/CI di Terni. Già dall’organigramma vediamo che, oltre all’onnipresente direttore responsabile Alberto Tomassi, sono presenti i tre consiglieri comunali di Rifondazione Comunista e Comunisti italiani, Giocondo Talamonti, Luzio Luzzi e Mauro Nannini.

Tra articoli di poco conto nella rubrica “Le chicche…” ho letto un trafiletto che, non posso fare a meno di ammetterlo, mi ha piacevolmente colpito e che riporto integralmente di seguito:

C’è una new entry nell’elenco degli enti inutili: è l’assessorato comunale alla cultura. Che non si capisce che cosa ci stia a fare se le scelte riguardanti la politica culturale a Terni ormai sono appannaggio della Stu (società temporanea di imprese) che si becca in pratica l’intero budget dell’assessorato (qualche centinaio di migliaia di euro). Ormai non è una sorpresa: fu deciso dalla vecchia giunta comunale il cui assessore alla cultura, adesso, lavora con una delle imprese della Stu (casi). Ciò che sorprende è che la capofila della Stu e quindi quella che maggiormente decide la politica culturale del Comune di Terni, è Civita. L’espresso, giorni addietro, ha fatto presente che Civita ha come presidente onorario Gianni Letta (il “portaordini” di Berlusconi) ed ha sottolineato che molto devoti a Berlusconi sono i massimi dirigenti di Civita. Poi ci lamentiamo“.

Orbene, il gruppo Rifondazione e Comunisti italiani oltre ad appoggiare l’attuale Giunta ha appoggiato anche la precedente. Inoltre, lo stesso  gruppo, oltre ai succitati consiglieri comunali – ricordiamo che uno di questi è stato anche assessore alla precedente Giunta -, vanta un Vice-Sindaco ed assessorati anche nell’attuale.

E’ troppo facile lanciare atti d’accusa sul giornaletto di partito o vestire gli abiti di lotta tra la cittadinanza – perché tale accusa viene ormai ripetuta spesso in molti ambienti di sinistra della città – senza far mai seguire atti politici veri. E’ troppo facile stare al potere, aver governato in passato e continuare a governare la città e criticare le attività di governo della città, arrivare persino a scrivere che l’assessorato alla cultura del nostro comune sarebbe un ente inutile. E’ troppo facile e troppo comodo…

Quoziente familiare a Terni, continuano le chiacchiere evanescenti…

In Uncategorized on 26 settembre 2010 at 16:55

Il Sig. Carlani, dalla sua pagina di Facebook, continua a scrivere di avere risposto nel merito ai dubbi che avevo sollevato nel mio post del 23 settembre “Quoziente familiare a Terni, l’evanescente proposta di Baldassarre“. Probabilmente si riferisce ad una sua nota del 25 settembre “Ghino di Tacco, chi è costui? Ovvero gli inconsistenti sproloqui di un (finto) “bandito” medioevale“. Secondo me nulla si è chiarito e la proposta era e rimane evanescente, demagogica e propagandistica, ma tant’è. Aggiungo solo qualche ulteriore riflessione.

PUNTO PRIMO:

– io ho scritto: richiamarsi “espressamente” – come Lei ha scritto – “ad un modello studiato e già sperimentato in altre città” non vuol dire niente, ed il fatto che esista un network di una cinquantina di comuni che ha adottato come nome del dominio “www.cittaperlafamiglia.it” significa ancora meno;

– il sig. Paolo Carlani ha risposto: Perché mai richiamarsi “a un modello studiato e già sperimentato in altre città”, e al network “Città per la Famiglia” non dovrebbe significare niente? Al contrario, significa fare riferimento a una o a più  esperienze reali, concrete, nell’ambito delle quali il “quoziente familiare” è stato effettivamente adottato! Ripeto: esperienze reali di concreta applicazione del “quoziente familiare”, con tanto di tabelle e formule, ovviamente. O forse Ghino della Conca pensa che a Parma abbiano perso tempo in chiacchiere? E che più di cinquanta amministrazioni, di destra, di centro e di sinistra, abbiano tutte preso un colossale abbaglio aderendo con entusiasmo a una pura operazione di facciata, vuota e propagandistica?;

– mia ulteriore riflessione: richiamarsi “a un modello studiato e già sperimentato in altre città”, e al network “Città per la Famiglia” significa poco o nulla, lo ribadisco. Fare riferimento ad esperienze concrete in cui tale “quoziente familiare” è stato adottato non è altro che un punto di partenza che poco chiarisce sulla reale applicazione di tale modello nella nostra città. Infatti non esiste, perché è impossibile che esista, un’applicazione uniforme di tale modello. Le “tabelle e formule” cui fa riferimento il sig. Carlani saranno necessariamente differenti in ogni comune che ha adottato il “quoziente familiare” e differenti, da comune a comune, saranno i coefficienti che sono stati applicati, differenti, dunque, anche gli effetti che tale riforma produce da comune a comune – o il sig. Carlani pensa che la composizione demografica e sociale sia la stessa a Terni e a Parma?;

PUNTO SECONDO:

– io ho scritto: non ho nulla in contrario a vincolare “il Comune ad adottare un sistema tariffario e fiscale che aiuti le famiglie meno ricche e più numerose”, l’unico problema è che non avete specificato come farete. Parlare di quoziente familiare in senso lato è come dire nulla. Non avete presentato nemmeno uno straccio di calcolo previsionale degli eventuali minori introiti per l’amministrazione che potrebbero derivare dall’introduzione di un nuovo meccanismo di calcolo. Non avete nemmeno presentato uno straccio di previsione demografica, nessun riferimento statistico;

– il sig. Paolo Carlani ha risposto: Certo l’Atto di indirizzo della Lista Baldassarre non spiega nei particolari il meccanismo che dovrà essere adottato. Ma Ghino lo sa che cos’è un Atto di Indirizzo? Conosce la differenza tra un Atto di indirizzo e un Regolamento con la sua corona di provvedimenti attuativi? Sa distinguere il ruolo della minoranza da quello della maggioranza e dell’Amministrazione in carica? Sinceramente qualche dubbio mi viene… Un Atto di indirizzo fornisce, appunto, degli indirizzi al Sindaco e alla Giunta. E tanto basta. Sta poi a loro tradurli in concreti atti di governo. Non certo a un gruppo consiliare per di più di opposizione. Eppure, a guardar bene, l’Atto in questione fa molto di più. Non parla affatto del “quoziente familiare in senso lato”, ma contiene in sé, pur se non trascritti, esattamente tutti quegli elementi (calcoli, previsioni, statistiche) che il “bandito” rivendica. Li contiene proprio in quanto fa espresso riferimento al “quoziente Parma”, cioè al modello concretamente adottato, con tanto di calcoli, previsioni, formule, tabelle, statistiche ecc. ecc. dal Comune di Parma! Capito ora che significa l'”espresso riferimento”? Ma forse, troppo impegnato a postare su blog e social network, Ghino non ha avuto il tempo e la voglia di studiare la questione magari facendo qualche giretto sul sito del Comune di Parma o su quello del network che giudica tanto insignificante. Tempo e voglia, invece, li ha avuto la Consigliera Fabrizi (e i suoi colleghi della Lista Baldassarre) che ha predisposto l’atto solo dopo un accurato e faticoso studio degli atti ufficiali e della documentazione relativa all’esperienza del Comune di Parma e di altri Comuni aderenti al network stesso. De resto e per concludere: se la proposta è così evanescente da esser equiparata al nulla, come spiega il prode Ghino della Conca il fatto che il Sindaco Di Girolamo – notoriamente di tutt’altra parte politica rispetto ai proponenti – l’ha pubblicamente definita assai interessante e meritevole di essere presa in considerazione dall’Amministrazione senza alcuna preclusione?

– mia ulteriore riflessione: ringrazio il sig. Carlani, esperto giurista ed esperto amministratore della cosa pubblica, per i chiarimenti sulla natura e le finalità di un Atto di indirizzo, ma – anche in questo caso – non posso fare a meno di dissentire. Se è vero che un Atto di indirizzo è diverso da un Regolamento, è anche vero che quello presentato dalla Lista Baldassarre è un Atto di indirizzo che propone una radicale riforma del sistema tariffario, tributario e – dunque -finanziario del nostro Comune. E’ naturale che nessuno – tantomeno un Ghino della Conca qualsiasi – si sarebbe aspettato una definizione completa e precipua di tale riforma che stravolgerebbe le finanze comunali. Lei, sig. Carlani, ha scritto che “a guardar bene, l’Atto in questione”, “non parla affatto del ‘quoziente familiare in senso lato’, ma contiene in sè, pur se non trascritti, esattamente tutti quegli elementi (calcoli, previsioni, statistiche) che il “bandito” rivendica”. Ovviamente non condivido. Affermare che “Li contiene proprio in quanto fa espresso riferimento al “quoziente Parma”, cioè al modello concretamente adottato, con tanto di calcoli, previsioni, formile, tabelle, statistiche ecc. ecc. dal Comune di Parma!”, è affermare una cosa non vera. Sarebbe vera in un caso soltanto. Sarebbe vera se e solo se il Comune di Parma e il Comune di Terni fossero la stessa cosa. Il Comune di Parma e quello di Terni, sono notevolmente diversi e notevolmente diverso è il loro tessuto sociale e demografico, quindi il “quoziente Parma” potrebbe essere adottato soltanto con delle modifiche notevoli. Anche il suo strenuo tentativo di difendere l’Atto di indirizzo presentato dalla Lista Baldassarre, al netto delle battute ad effetto e alla pungente ironia, dice nulla e nulla spiega. Colgo l’occasione per congratularmi con la Consigliera Fabrizi e i suoi colleghi della Lista Baldassarre che hanno “avuto il tempo e la voglia di studiare la questione magari facendo qualche giretto sul sito del Comune di Parma o su quello del network” e che hanno “predisposto l’atto solo dopo un accurato e faticoso studio degli atti ufficiali e della documentazione relativa all’esperienza del Comune di Parma e di altri Comuni aderenti al network stesso”. Dopo le congratulazioni, però, vorrei fare due semplicissime e basilari domande agli studiosi; domande alle quali occorrerebbe saper dare una risposta ben prima di proporre una riforma di tale rilevanza:

a) quali sarebbero le ricadute dell’applicazione di tale modello sulle finanze Comunali?

b) quali e quante famiglie ternane beneficerebbero degli effetti di tale riforma?

La conclusione del sig. Carlani, relativamente a questo punto, non avrebbe potuto essere più comica. Ha scritto: “se la proposta è così evanescente da esser equiparata al nulla, come spiega il prode Ghino della Conca il fatto che il Sindaco Di Girolamo – notoriamente di tutt’altra parte politica rispetto ai proponenti – l’ha pubblicamente definita assai interessante e meritevole di essere presa in considerazione dall’Amministrazione senza alcuna preclusione?”. La risposta è semplicissima, sig. Carlani, perché la vostra è una proposta VUOTA che vuol dire NULLA!!! nn

PUNTO TERZO:

– io ho scritto: se la tassazione sarà in funzione della numerosità del nucleo familiare come potremo misurare le variazioni del benessere individuale al variare del numero dei membri del nucleo familiare, un concetto di cui – ovviamente – nella proposta non si fa cenno. Come considerare l’indicatore di peso ai fini del calcolo matematico di ciascun membro della famiglia? Come si pesano altri familiari a carico per arrivare al risultato finale?

– il sig. Carlani ha risposto: Qui confesso, anche a causa dell’uso poco ortodosso della lingua, di fare un pò fatica a capire le obiezioni. Consiglio però di nuovo, vivamente, una visitina al sito del Comune di Parma: lì Ghino di indicatori, formule, pesi, calcoli matematici né troverà in abbondanza.

– mia ulteriore riflessione: non sapevo che il sig. Carlani, oltre che esperto giurista ed esperto amministratore della cosa pubblica, fosse un fine linguista. Cercherò di essere più chiaro. QUAL’E’ LA VOSTRA PROPOSTA? Già mi aspetto la risposta, l’applicazione del “quoziente Parma”. Quindi, avete intenzione di presentare i coefficienti nella tabella del “quoziente Parma“? E, in caso affermativo la domanda è quella già posta più volte: quali saranno gli effetti sulle casse comunali? quali e quante saranno le famiglie che otterrebbero dei benefici?

PUNTO QUARTO:

– io ho scritto: la tassazione a quoziente familiare ha (ho corretto sig. Carlani, grazie per aver evidenziato il mio refuso!!!) poi anche un altro effetto collaterale negativo: tende a ridurre l’offerta di lavoro femminile, che in Italia è tra le minori d’Europa, spostando in capo al coniuge con reddito più basso (di solito la moglie) parte dell’onere fiscale, ed allontanerebbe ancor di più il nostro paese dal raggiungimento di uno degli obiettivi dell’Agenda di Lisbona, che punta ad un tasso di partecipazione femminile alla forza-lavoro pari almeno al 60% (attualmente l’Italia è poco sopra il 40%);

– il sig. Carlani ha risposto: A parte il fatto che ho seri dubbi circa l’opportunità di considerare Vangelo gli obiettivi dell’agenda di Lisbona, così come tanti altri “prodotti” dell’ipertrofico ingranaggio “europeo” (vedasi, a mero titolo di esempio, la famigerata “costituzione” sonoramente bocciata dai popoli europei, o la vergognosa sentenza sui crocifissi nelle aule), in ogni caso questo secondo cui la sua adozione avrebbe come effetto collaterale quello di “ridurre l’offerta di lavoro femminile” è argomento tanto caro agli avversari del “quoziente familiare” quanto assolutamente non provato. In Francia, ad esempio, il “quoziente familiare è adottato a livello nazionale (non solo locale come, ovviamente, si propone nel famoso Atto di indirizzo) eppure non mi pare che i cugini d’oltralpe stiano “messi male” quanto a “tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro”. Ah, dimenticavo, la terza persona singolare del verbo “avere” (“…a poi anche un altro effetto collaterale…”) si scrive con l'”H”…

– mia ulteriore riflessione: non condivido completamente l’euroscetticismo del sig. Carlani ma lo ringrazio per la lezione di grammatica. Io scrivo di getto e credo che chi mi legge si sarà già accorto dei refusi che ogni tanto compaiono… I cugini francesi – torniamo nel merito dell’argomento e non divaghiamo per la forma!!! – applicano da anni il “quoziente familiare” che è il cardine di tutto il loro sistema di tassazione (anche a livello nazionale per il calcolo dell’irpef). Ma proprio per incentivare la partecipazione femminile alla forza lavoro, da oltre un quindicennio hanno avviato una serie di riforme che risolvessero l’effetto collaterale che ho evidenziato. E’ proprio grazie a queste riforme, e non alla sola applicazione del “quoziente familiare” – che per loro non è una novità – che la Francia è tornata a guidare i Paesi d’Europa con la più alta natalità. Quali sono queste riforme? I contributi diretti. E quali? Per prima cosa esistono contributi economici diretti per le famiglie con figli, come le “allocations familiales”, ossia somme pagate alle famiglie con almeno due figli, elargite per i ragazzi in età scolare (fino a 16 anni). Altre forme di sostegno sono rivolte alle famiglie più povere, dai contributi per gli affitti, al RMI (Revenu minimun d’insertion) e dell’API (Allocation de parent isolé). Per favorire l’occupazione femminile sono state create forme di sostegno economico orientate direttamente a coprire i costi per la cura dei figli: APE (Allocation parentale d’éducation), AGED (Allocation de garde d’enfant à domicile), AFEAMA (Aide aux familles pour l’emploi d’une assistante maternelle)…

PUNTO QUINTO:

– io ho scritto: se l’unità impositiva passerà dall’individuo al nucleo familiare certamente ciò renderà più equa la calibratura del carico fiscale sulle famiglie nel tentativo di valorizzarne la funzione sociale per la comunità ma resta da capire e da definire in sede legislativa cosa di definisce come famiglia affrontando questioni giuridiche, amministrative, gestionali e persino morali che ovviamente non possono essere affrontate da un’amministrazione comunale

– il sig. Carlani ha risposto: Questa, poi, tra tutte le obiezioni è in assoluto la più inconsistente. Nell’ordinamento giuridico italiano, infatti, che cosa sia la famiglia è chiarissimamente definito non in una legge qualunque, ma nella stessa Costituzione, precisamente all’art. 29 dove si dice che la Repubblica Italiana “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Certo però la Costituzione – o al limite l’Atto di indirizzo della Lista Baldassarre, così evanescente e poco circostanziato da riportare integralmente il passo ora citato – bisognerebbe leggerla. Per davvero.

– mia ulteriore riflessione: L’Atto di indirizzo l’ho letto e proprio per questo lo avevo definito nel mio primo post “uno spot travestito. Una proposta che viene fatta soltanto per fare bella figura con gli ambienti cattolici e che tanto nessuno approverà mai”. Citare la Costituzione e addirittura l’articolo 29, non credo possa essere considerato un chiarimento del contenuto di un Atto di indirizzo che resta evanescente. Se non sbaglio il primo firmatario di tale Atto è il Prof. Antonio Baldassarre, costituzionalista e presidente emerito della Corte Costituzionale, non credo che citare la Costituzione sia stato difficile… Ma delle conseguenze anche di ordine morale una scelta del genere le comporterebbe. Almeno questo è quello che penso. In un momento come l’attuale, con una crisi internazionale che si innesta ad una crisi locale, strutturale che va avanti da anni, la vita per tutti diventerà difficile e credo che il compito di un’Amministrazione comunale sia quello di garantire tutti i cittadini, tutte le famiglie – anche quelle di fatto -, tutti i bambini.

Giusto per curiosità, questo è un esempio di una vera mozione per l’introduzione del “quoziente familiare” presentata al Comune di Osnago, nella Provincia di Lecco: MOZIONE PRESENTATA IN DATA 21.5.2010 DAI CONSIGLIERI ARLATI FRANCESCO E BRAMBILLA CLAUDIO AVENTE AD OGGETTO “QUOZIENTE FAMILIARE OSNAGO: PER UN PAESE A MISURA DI FAMIGLIA”. Cliccate per leggerlo e imparate a presentare un Atto di Indirizzo!!!

Parlano di me? Della serie: “Quando si coglie nel segno”!!! Chi non sa cosa rispondere nel merito attacca la forma…

In Uncategorized on 25 settembre 2010 at 16:48

Paolo Carlani

Cinzia Fabrizi, Consigliere Comunale di Terni (Lista Baldassarre)

Quello che leggerete di seguito è un post scritto da Paolo Carlani e pubblicato anche dal Consigliere Comunale di Terni (Lista Baldassarre), Cinzia Fabrizi, in risposta al mio del 23 settembre dal titolo “Quoziente familiare a Terni, l’evanescente proposta di Baldassarre“. Dal tono della risposta sembra proprio che il sottoscritto abbia colpito nel segno. Coda di paglia? Chi lo sa. Comunque, visto che anche tutto lo sparlare del Carlani nulla modifica nelle mie convinzioni, nulla chiarisce sui miei dubbi mettendo soltanto in evidenza la scarsità e l’evanescenza della proposta, ho pensato di riportarlo integralmente in modo tale da permettere a chiunque vorrà di farsi una propria idea sull’argomento:

Ghino di Tacco, chi è costui? Ovvero gli inconsistenti sproloqui di un (finto) “bandito” medioevale.

Ghino di Tacco, chi era costui?

La storia racconta di un bandito del XIII secolo. Un bandito a suo modo “gentiluomo” — citato perfino, quale onore, dal sommo poeta Dante Alighieri nella sua Commedia — che calando dall’imprendibile rocca di Radicofani sulla sottostante via Francigena compiva delle imboscate ai viaggiatori, si informava dei loro beni e li derubava quasi completamente, però lasciando loro di che sopravvivere, ed offrendo loro un banchetto. Ovviamente a volto scoperto.

Le cronaca attesta che il “bandito”, morto e sepolto da centinai d’anni, tornò a farsi vivo sullo scorcio del XX secolo firmando editoriali di analisi politica sull’Avanti. Si nascondeva in realtà dietro questo pseudonimo Bettino Craxi, allora segretario del P.S.I., che, sentitosi dare del “Ghino di Tacco” da Eugenio Scalfari, aveva fatto proprio l’epiteto rovesciandolo, così, contro il suo spregiatore. Ho detto “si nascondeva”, ma il termine è improprio poiché tutti sapevano che Ghino era Bettino e così anche quest’ultimo, bandito o non bandito, agiva a viso scoperto.

Ma ecco che, all’inizio del terzo millennio, un fantasma si aggira per la Conca Ternana e per la rete delle reti: Ghino di Tacco, una volta ancora redivivo, che va sproloquiando a destra e a manca.

Ma è Ghino? O non è piuttosto un “impostore”?

Perché, cari amici, il vero Ghino, nel XIII come nel XX secolo, aveva tutto un altro stile. Bandito o non bandito era un gentiluomo. E quel che faceva o diceva lo faceva e lo diceva mettendoci la faccia.

Questo qui invece, questo sedicente Ghino della Conca, la faccia la tiene ben nascosta. Non solo: sale addirittura in cattedra per spiegarci che “il problema non è chi ha scritto il post, ma discutere dell’evanescenza della proposta”! E no, caro “bandito”, discutere nel merito va benissimo, ma prima devo sapere con chi discuto. Devo sapere che il mio interlocutore si assume, come faccio io, la responsabilità di quello che dice. E la responsabilità è personale.

No, a pensarci bene non può proprio essere. Il vero Ghino riposa, a Sinalunga o a Hammamet.

Ghino della Conca, però, non riposa. Si aggira e posta.

Merita risposta?

Forse no. L’anonimo argomentare zoppica alquanto, anzi, proprio non si regge. E poi una risposta, limpida e circostanziata, l’ha già data la mia amica Consigliera Fabrizi…

A quanto pare, però, il Ghino nostrano — “bandito” sì, ma a volto coperto e quindi per nulla “gentiluomo” — le risposte altrui non le legge o, se le legge, non le capisce. E allora, forse, giova spendere qualche momento a ripeterle (del resto, come dicevano gli antichi, “repetita iuvant!”)

E poi a chi non ha il coraggio di firmarsi proprio non si può lasciare l’ultima parola.

Vabbe’, rispondo. Anzi, già che ci sono per comodità del lettore seguo passo passo le orme del “bandito”.

1) richiamarsi “espressamente” – come Lei ha scritto – “ad un modello studiato e già sperimentato in altre città” non vuol dire niente, ed il fatto che esista un network di una cinquantina di comuni che ha adottato come nome del dominio “www.cittaperlafamiglia.it” significa ancora meno;

Perché mai richiamarsi “a un modello studiato e già sperimentato in altre città”, e al network “Città per la Famiglia” non dovrebbe significare niente? Al contrario, significa fare riferimento a una o a più esperienze realiconcrete, nell’ambito delle quali il “quoziente familiare” è stato effettivamente adottato! Ripeto: esperienze reali di concreta applicazione del “quoziente familiare”, con tanto di tabelle e formule, ovviamente.

O forse Ghino della Conca pensa che a Parma abbiano perso tempo in chiacchiere? E che più di cinquanta amministrazioni, di destra, di centro e di sinistra, abbiano tutte preso un colossale abbaglio aderendo con entusiasmo a una pura operazione di facciata, vuota e propagandistica?

2) non ho nulla in contrario a vincolare “il Comune ad adottare un sistema tariffario e fiscale che aiuti le famiglie meno ricche e più numerose”, l’unico problema è che non avete specificato come farete. Parlare di quoziente familiare in …senso lato è come dire nulla. Non avete presentato nemmeno uno straccio di calcolo previsionale degli eventuali minori introiti per l’amministrazione che potrebbero derivare dall’introduzione di un nuovo meccanismo di calcolo. Non avete nemmeno presentato uno straccio di previsione demografica, nessun riferimento statistico;

Certo l’Atto di indirizzo della Lista Baldassarre non spiega nei particolari il meccanismo che dovrà essere adottato. Ma Ghino lo sa che cos’è un Atto di indirizzo? Conosce la differenza tra un Atto di indirizzo e un Regolamento con la sua corona di provvedimenti attuativi? Sa distinguere il ruolo della minoranza da quello della maggioranza e dell’Amministrazione in carica? Sinceramente qualche dubbio mi viene…

Un Atto di indirizzo fornisce, appunto, degli indirizzi al Sindaco e alla Giunta. E tanto basta. Sta poi a loro tradurli in concreti atti di governo. Non certo a un gruppo consiliare per di più di opposizione.

Eppure, a guardar bene, l’Atto in questione fa molto di più. Non parla affatto del “quoziente familiare in senso lato”, ma contiene in sé, pur se non trascritti, esattamente tutti quegli elementi (calcoli, previsioni, statistiche) che il “bandito” rivendica. Li contiene proprio in quanto fa espresso riferimento al “quoziente Parma”, cioè al modello concretamente adottato, con tanto di calcoli, previsioni, formule, tabelle, statistiche ecc. ecc. dal Comune di Parma! Capito ora che significa l’“espresso riferimento”?

Ma forse, troppo impegnato a postare su blogsocial network, Ghino non ha avuto il tempo e la voglia di studiare la questione magari facendo qualche giretto sul sito del Comune di Parma o su quello del network che giudica tanto insignificante. Tempo e voglia, invece, li hanno avuti la Consigliera Fabrizi (e i suoi colleghi della Lista Baldassarre) che ha predisposto l’atto solo dopo un accurato e faticoso studio degli atti ufficiali e della documentazione relativa all’esperienza del Comune di Parma e di altri Comuni aderenti al networkstesso.

Del resto e per concludere: se la proposta è così evanescente da esser equiparata al nulla, come spiega il prode Ghino della Conca il fatto che il Sindaco Di Girolamo — notoriamente di tutt’altra parte politica rispetto ai proponenti — l’ha pubblicamente definita assai interessante e meritevole di essere presa in considerazione dall’Amministrazione senza alcuna preclusione?

3) se la tassazione sarà in funzione della numerosità del nucleo familiare come potremo misurare le variazioni del benessere individuale al variare del numero dei membri del nucleo familiare, un concetto in cui – ovviamente – nella proposta non si fa cenno. Come considerare l’indicatore di peso ai fini del calcolo matematico di ciascun membro della famiglia? Come si pesano altri familiari a carico per arrivare al risultato finale?

Qui confesso, anche a causa dell’uso un po’ poco ortodosso della lingua, di fare un po’ fatica a capire le obiezioni. Consiglio però di nuovo, vivamente, una visitina al sito del Comune di Parma: lì Ghino di indicatori, formule, pesi, calcoli matematici né troverà in abbondanza.

4) la tassazione a quoziente familiare a poi anche un altro effetto collaterale negativo: tende a ridurre l’offerta di lavoro femminile, che in Italia è tra le minori d’Europa, spostando in capo al coniuge con reddito più basso (di solito la moglie) parte dell’onere fiscale, ed allontanerebbe ancor di più il nostro paese dal raggiungimento di uno degli obiettivi dell’Agenda di Lisbona, che punta ad un tasso di partecipazione femminile alla forza-lavoro pari almeno al 60% (attualmente l’Italia è poco sopra il 40%);

A parte il fatto che ho seri dubbi circa l’opportunità di considerare Vangelo gli obiettivi dell’agenda di Lisbona, così come tanti altri “prodotti” dell’ipertrofico ingranaggio “europeo” (vedasi, a mero titolo di esempio, la famigerata “costituzione” sonoramente bocciata dai popoli europei, o la vergognosa sentenza sui crocifissi nelle aule), in ogni caso questo secondo cui la sua adozione avrebbe come effetto collaterale quello di “ridurre l’offerta di lavoro femminile” è argomento tanto caro agli avversari del “quoziente familiare” quanto assolutamente non provato. In Francia, ad esempio, il “quoziente familiare è adottato a livello nazionale (non solo locale come, ovviamente, si propone nel famoso Atto di indirizzo) eppure non mi pare che i cugini d’oltralpe stiano “messi male” quanto a “tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro”.

Ah, dimenticavo, la terza persona singolare del verbo “avere” (“…a poi anche un altro effetto collaterale…”) si scriverebbe con l’“H”…

5) se l’unità impositiva passerà dall’individuo al nucleo familiare certamente ciò renderà più equa la calibratura del carico fiscale sulle famiglie nel tentativo di valorizzarne la funzione sociale per la comunità ma resta da capire e da definire in sede legislativa cosa si definisce come famiglia affrontando questioni giuridiche, amministrative gestionali e persino morali che ovviamente non possono essere affrontate da un’amministrazione comunale.

Questa, poi, tra tutte le obiezioni è in assoluto la più inconsistente. Nell’ordinamento giuridico italiano, infatti, che cosa sia la famiglia è chiarissimamente definito non in una legge qualunque, ma nella stessa Costituzione, precisamente all’art. 29 dove si dice che la Repubblica Italiana «riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Certo però la Costituzione — o al limite l’Atto di indirizzo della Lista Baldassarre, così evanescente e poco circostanziato da riportare integralmente il passo ora citato — bisognerebbe leggerla. Per davvero.”

Quoziente familiare a Terni, l’evanescente proposta di Baldassarre

In politica on 23 settembre 2010 at 16:25

Dalla stampa locale ho appreso che l’ex presidente della Consulta, ex presidente Rai ed ex candidato Sindaco del Pdl al nostro comune, Antonio Baldassarre “vuole adottare il quoziente familiare” (da ‘il giornale dell’Umbria’ del 21/09/2010 – “Sociale, Baldassarre vuole adottare il quoziente familiare“).

Non potete immaginare lo stupore scoprire che dopo oltre un anno dalle elezioni amministrative colui che avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento, rivoluzionare la nostra città è ancora presente, e si arrabbia.

Dallo stesso articolo sopra citato leggiamo “Baldassarre si è tolto qualche sassolino all’indirizzo del sindaco“.  Il presidente emerito della Corte Costituzionale avrebbe addirittura dichiarato: “Di Girolamo ci ha accusato di non essere costruttivi e propositivi. Semmai è il contrario. Finora dal sindaco si sono avute solo le linee programmatiche evanescenti, se si escludono un pacco di varianti urbanistiche“. Che verve! Che grinta! Dalla piazza sottostante si sentono già le urla dei sostenitori, di quanti ancora sperano nel cambiamento. “Vogliamo dare una scossa a questa amministrazione – ha tuonato – che non sta facendo nulla per la città. E’ vero che hanno vinto le elezioni con una manciata di voti, ma questo non li esime dal governare una comunità con provvedimenti, scelte e decisioni. Invece non c’è mai una proposta. Sono le opposizioni che propongono, ma per ragion politica vengono rigettate idee buone per la Terni presente e Futura” (da ‘La Nazione’ del 21/09/2010 – “Prelievo fiscale? Non solo l’Isee: ci si basi sul quoziente familiare“).

Quindi? Dopo il grande risveglio? La piazza attende trepidante, c’è chi spera si parli del lavoro che manca, delle inefficienze amministrative, della crisi delle partecipate, di un’economia al collasso e di una maggioranza alla deriva. Invece…

Introdurre il quoziente familiare nel sistema tributario, tariffario e fiscale del Comune“, dalla piazza un boato di disperazione e la folla inizia a disperdersi. “Con uno specifico atto di indirizzo, che ci auguriamo possa essere messo in discussione quanto prima – ha continuato il professore – chiediamo che anche Terni possa essere annoverata nel progetto nazionale ‘Città per la famiglia’. Chiediamo all’amministrazione e ai colleghi del consiglio comunale di adottare una vera e propria rivoluzione tributaria per favorire le famiglie più numerose“. La piazza è ormai vuota. La folla è a casa e spera al più presto di leggere un intervento di Melasecche, almeno lui fa opposizione…

Comunque, bando alle ciance, una proposta c’è stata ed un atto di indirizzo è stato presentato anche se risulta un pò evanescente. Evanescente perché non dice nulla, due paginette vuote che rimettono alla Giunta ogni eventuale realizzazione. Parlare di quoziente familiare in questo modo è come dire nulla. E’ come parlare di federalismo senza sapere come verrà applicato. Affermare “avviare, a partire dal prossimo anno finanziario e dal Bilancio 2011, la riforma dei criteri di determinazione delle tariffe e delle tasse di pertinenza comunale introducendo indicatori integrativi dell’ISEE al fine di realizzare compiutamente, entro il triennio successivo, il “quoziente familiare” come base per il sistema fiscale e tariffario comunale” è dire nulla. E’ un concetto vuoto che non prende in considerazione nemmeno gli eventuali minori introiti per l’amministrazione che potrebbero derivare dall’introduzione di un nuovo meccanismo di calcolo. Una proposta del genere non è altro che uno spot travestito. Una proposta che viene fatta soltanto per fare bella figura con gli ambienti cattolici e che tanto nessuno approverà mai.

In mancanza di qualsiasi elemento oggettivo su cui discutere, mi limiterò ad esprimere brevemente i miei dubbi sul quoziente familiare che sembra andare tanto di moda.

  1. se l’unità impositiva passerà dall’individuo al nucleo familiare certamente ciò renderà più equa la calibratura del carico fiscale sulle famiglie nel tentativo di valorizzarne la funzione sociale per la comunità ma resta da capire e da definire in sede legislativa cosa si definisce come famiglia affrontando questioni giuridiche, amministrativem gestionali e persino morali che ovviamente non possono essere affrontate da un’amministrazione comunale;
  2. se la tassazione sarà in funzione della numerosità del nucleo familiare come potremo misurare le variazioni del benessere individuale al variare del numero dei membri del nucleo familiare, un concetto in cui – ovviamente – nella proposta non si fa cenno. Come considerare l’indicatore di peso ai fini del calcolo matematico di ciascun membro della famiglia? Come si pesano altri familiari a carico per arrivare al risultato finale?
  3. la tassazione a quoziente familiare a poi anche un altro effetto collaterale negativo: tende a ridurre l’offerta di lavoro femminile, che in Italia è tra le minori d’Europa, spostando in capo al coniuge con reddito più basso (di solito la moglie) parte dell’onere fiscale, ed allontanerebbe ancor di più il nostro paese dal raggiungimento di uno degli obiettivi dell’Agenda di Lisbona, che punta ad un tasso di partecipazione femminile alla forza-lavoro pari almeno al 60% (attualmente l’Italia è poco sopra il 40%).

DALLA FALSA CITTA’ DEI GIOVANI ALLA VERA CITTA’ PER VECCHI

In GIOVANI, politica, terni, terni on 28 luglio 2010 at 19:27

Sembra essere trascorso un secolo, invece non è passato nemmeno un anno da quando l’amministrazione comunale di Terni si crogiolava nelle sue agiografiche pubblicazioni e nelle sue visioni del futuro un pò troppo ottimistiche. Ci appaiono come ricordi lontani i tanti slogan raffaelliani e le tante città favoleggiate, i lunghi e roboanti discorsi e i costosissimi festival.

A ripensarli ora sembrano appartenere ad un epoca diversa dalla nostra.

Penserete ch’io sia impazzito, che abbia nostalgia. Ma non è così.

Una cosa però bisogna ammetterla, tutte quelle chiacchiere erano un pò meglio delle chiacchiere di oggi. Nè alle une, né alle altre  sono seguiti o seguiranno fatti, ma almeno le prime erano un pò più stimolanti.  Essere passati da un demagogico ma positivo “Nella città ascoltata nessuno è rimasto solo” ad un ingenuo “Faccio l’acciaio mica i cioccolatini” non è stato un salto da poco ma una vera e propria regressione. E lo vediamo tutti i giorni. Al cambiamento del linguaggio è collegato anche un cambiamento più squisitamente politico soprattutto per quanto riguarda il sociale, la cultura e i giovani.

Dalla falsa “Città dei giovani” siamo passati alla vera città per vecchi. Dalle continue promesse di modernizzazione al vuoto totale.

Solo pochi mesi fa leggevamo: “Ed è anche per questo che le trasformazioni che hanno investito, anche in nome della modernità, la nostra città non possono evitare di porsi domande sui giovani, sui loro bisogni, desideri, ambizioni ed aspettative, e di raccogliere le sfide che queste giovani generazioni pongono. La principale è quella che sa riconoscere nei ragazzi e nelle ragazze di oggi la forza di una risorsa per le nostre comunità. Siamo troppo spesso portati a parlare di giovani in termini problematici, talvolta emergenziali qualsi sempre di carattere sociale. Certo, è verso di loro che guardano madri e padri, è in loro nome che si parla di investimenti e di futuro. Ma la grande risorsa che essi già oggi rappresentano e la ricchezza straordinaria che esprimono emerge ancora troppo debolmente in una società disgregata, frammentata ed individualizzata“, oppure: “Se esiste un filo rosso che ha legato le politiche giovanili di questo decennio sta qui: nella forza dei giovani di essere progetto di motamento sociale e protagonista di uno scenario che sis ta trasformando sotto i nostri occhi e che ha bisogno della loro energia, dei loro talenti, delle loro capacità e persino delle loro contraddizione“, o infine: “Allora se tutti abbandoniamo una retorica paternalistica e ci confrontiamo alla pari con i ragazzi e le ragazze che anche con questa pubblicazione ci parlano e ci interrogano, forse davvero riusciamo a fare insieme un importante passo avanti nel dare senso alle realtà possibili“. Certo erano chiacchiere, ma oggi subiamo le borghesi, bigotte e paternalistiche ordinanze anti-rumore ed anti-bivacco. Subiamo i tagli della stragrande maggioranza delle attività culturali. Un ritorno al passato che rende la sinistra ternana sempre più simile alla destra.

Conlcudo, non vi preoccupate. In una città che non ci offre lavoro e futuro è giusto che ci venga tolto anche il presente ed è ancora più giusto che si tutelino le tranquille notti di quattro vecchietti, ex giovani ed ex comunisti.  FACEVAMO L’ACCIAIO, ORA COSA FAREMO?