Ghino di Tacco

Quoziente familiare a Terni, continuano le chiacchiere evanescenti…

In Uncategorized on 26 settembre 2010 at 16:55

Il Sig. Carlani, dalla sua pagina di Facebook, continua a scrivere di avere risposto nel merito ai dubbi che avevo sollevato nel mio post del 23 settembre “Quoziente familiare a Terni, l’evanescente proposta di Baldassarre“. Probabilmente si riferisce ad una sua nota del 25 settembre “Ghino di Tacco, chi è costui? Ovvero gli inconsistenti sproloqui di un (finto) “bandito” medioevale“. Secondo me nulla si è chiarito e la proposta era e rimane evanescente, demagogica e propagandistica, ma tant’è. Aggiungo solo qualche ulteriore riflessione.

PUNTO PRIMO:

– io ho scritto: richiamarsi “espressamente” – come Lei ha scritto – “ad un modello studiato e già sperimentato in altre città” non vuol dire niente, ed il fatto che esista un network di una cinquantina di comuni che ha adottato come nome del dominio “www.cittaperlafamiglia.it” significa ancora meno;

– il sig. Paolo Carlani ha risposto: Perché mai richiamarsi “a un modello studiato e già sperimentato in altre città”, e al network “Città per la Famiglia” non dovrebbe significare niente? Al contrario, significa fare riferimento a una o a più  esperienze reali, concrete, nell’ambito delle quali il “quoziente familiare” è stato effettivamente adottato! Ripeto: esperienze reali di concreta applicazione del “quoziente familiare”, con tanto di tabelle e formule, ovviamente. O forse Ghino della Conca pensa che a Parma abbiano perso tempo in chiacchiere? E che più di cinquanta amministrazioni, di destra, di centro e di sinistra, abbiano tutte preso un colossale abbaglio aderendo con entusiasmo a una pura operazione di facciata, vuota e propagandistica?;

– mia ulteriore riflessione: richiamarsi “a un modello studiato e già sperimentato in altre città”, e al network “Città per la Famiglia” significa poco o nulla, lo ribadisco. Fare riferimento ad esperienze concrete in cui tale “quoziente familiare” è stato adottato non è altro che un punto di partenza che poco chiarisce sulla reale applicazione di tale modello nella nostra città. Infatti non esiste, perché è impossibile che esista, un’applicazione uniforme di tale modello. Le “tabelle e formule” cui fa riferimento il sig. Carlani saranno necessariamente differenti in ogni comune che ha adottato il “quoziente familiare” e differenti, da comune a comune, saranno i coefficienti che sono stati applicati, differenti, dunque, anche gli effetti che tale riforma produce da comune a comune – o il sig. Carlani pensa che la composizione demografica e sociale sia la stessa a Terni e a Parma?;

PUNTO SECONDO:

– io ho scritto: non ho nulla in contrario a vincolare “il Comune ad adottare un sistema tariffario e fiscale che aiuti le famiglie meno ricche e più numerose”, l’unico problema è che non avete specificato come farete. Parlare di quoziente familiare in senso lato è come dire nulla. Non avete presentato nemmeno uno straccio di calcolo previsionale degli eventuali minori introiti per l’amministrazione che potrebbero derivare dall’introduzione di un nuovo meccanismo di calcolo. Non avete nemmeno presentato uno straccio di previsione demografica, nessun riferimento statistico;

– il sig. Paolo Carlani ha risposto: Certo l’Atto di indirizzo della Lista Baldassarre non spiega nei particolari il meccanismo che dovrà essere adottato. Ma Ghino lo sa che cos’è un Atto di Indirizzo? Conosce la differenza tra un Atto di indirizzo e un Regolamento con la sua corona di provvedimenti attuativi? Sa distinguere il ruolo della minoranza da quello della maggioranza e dell’Amministrazione in carica? Sinceramente qualche dubbio mi viene… Un Atto di indirizzo fornisce, appunto, degli indirizzi al Sindaco e alla Giunta. E tanto basta. Sta poi a loro tradurli in concreti atti di governo. Non certo a un gruppo consiliare per di più di opposizione. Eppure, a guardar bene, l’Atto in questione fa molto di più. Non parla affatto del “quoziente familiare in senso lato”, ma contiene in sé, pur se non trascritti, esattamente tutti quegli elementi (calcoli, previsioni, statistiche) che il “bandito” rivendica. Li contiene proprio in quanto fa espresso riferimento al “quoziente Parma”, cioè al modello concretamente adottato, con tanto di calcoli, previsioni, formule, tabelle, statistiche ecc. ecc. dal Comune di Parma! Capito ora che significa l'”espresso riferimento”? Ma forse, troppo impegnato a postare su blog e social network, Ghino non ha avuto il tempo e la voglia di studiare la questione magari facendo qualche giretto sul sito del Comune di Parma o su quello del network che giudica tanto insignificante. Tempo e voglia, invece, li ha avuto la Consigliera Fabrizi (e i suoi colleghi della Lista Baldassarre) che ha predisposto l’atto solo dopo un accurato e faticoso studio degli atti ufficiali e della documentazione relativa all’esperienza del Comune di Parma e di altri Comuni aderenti al network stesso. De resto e per concludere: se la proposta è così evanescente da esser equiparata al nulla, come spiega il prode Ghino della Conca il fatto che il Sindaco Di Girolamo – notoriamente di tutt’altra parte politica rispetto ai proponenti – l’ha pubblicamente definita assai interessante e meritevole di essere presa in considerazione dall’Amministrazione senza alcuna preclusione?

– mia ulteriore riflessione: ringrazio il sig. Carlani, esperto giurista ed esperto amministratore della cosa pubblica, per i chiarimenti sulla natura e le finalità di un Atto di indirizzo, ma – anche in questo caso – non posso fare a meno di dissentire. Se è vero che un Atto di indirizzo è diverso da un Regolamento, è anche vero che quello presentato dalla Lista Baldassarre è un Atto di indirizzo che propone una radicale riforma del sistema tariffario, tributario e – dunque -finanziario del nostro Comune. E’ naturale che nessuno – tantomeno un Ghino della Conca qualsiasi – si sarebbe aspettato una definizione completa e precipua di tale riforma che stravolgerebbe le finanze comunali. Lei, sig. Carlani, ha scritto che “a guardar bene, l’Atto in questione”, “non parla affatto del ‘quoziente familiare in senso lato’, ma contiene in sè, pur se non trascritti, esattamente tutti quegli elementi (calcoli, previsioni, statistiche) che il “bandito” rivendica”. Ovviamente non condivido. Affermare che “Li contiene proprio in quanto fa espresso riferimento al “quoziente Parma”, cioè al modello concretamente adottato, con tanto di calcoli, previsioni, formile, tabelle, statistiche ecc. ecc. dal Comune di Parma!”, è affermare una cosa non vera. Sarebbe vera in un caso soltanto. Sarebbe vera se e solo se il Comune di Parma e il Comune di Terni fossero la stessa cosa. Il Comune di Parma e quello di Terni, sono notevolmente diversi e notevolmente diverso è il loro tessuto sociale e demografico, quindi il “quoziente Parma” potrebbe essere adottato soltanto con delle modifiche notevoli. Anche il suo strenuo tentativo di difendere l’Atto di indirizzo presentato dalla Lista Baldassarre, al netto delle battute ad effetto e alla pungente ironia, dice nulla e nulla spiega. Colgo l’occasione per congratularmi con la Consigliera Fabrizi e i suoi colleghi della Lista Baldassarre che hanno “avuto il tempo e la voglia di studiare la questione magari facendo qualche giretto sul sito del Comune di Parma o su quello del network” e che hanno “predisposto l’atto solo dopo un accurato e faticoso studio degli atti ufficiali e della documentazione relativa all’esperienza del Comune di Parma e di altri Comuni aderenti al network stesso”. Dopo le congratulazioni, però, vorrei fare due semplicissime e basilari domande agli studiosi; domande alle quali occorrerebbe saper dare una risposta ben prima di proporre una riforma di tale rilevanza:

a) quali sarebbero le ricadute dell’applicazione di tale modello sulle finanze Comunali?

b) quali e quante famiglie ternane beneficerebbero degli effetti di tale riforma?

La conclusione del sig. Carlani, relativamente a questo punto, non avrebbe potuto essere più comica. Ha scritto: “se la proposta è così evanescente da esser equiparata al nulla, come spiega il prode Ghino della Conca il fatto che il Sindaco Di Girolamo – notoriamente di tutt’altra parte politica rispetto ai proponenti – l’ha pubblicamente definita assai interessante e meritevole di essere presa in considerazione dall’Amministrazione senza alcuna preclusione?”. La risposta è semplicissima, sig. Carlani, perché la vostra è una proposta VUOTA che vuol dire NULLA!!! nn

PUNTO TERZO:

– io ho scritto: se la tassazione sarà in funzione della numerosità del nucleo familiare come potremo misurare le variazioni del benessere individuale al variare del numero dei membri del nucleo familiare, un concetto di cui – ovviamente – nella proposta non si fa cenno. Come considerare l’indicatore di peso ai fini del calcolo matematico di ciascun membro della famiglia? Come si pesano altri familiari a carico per arrivare al risultato finale?

– il sig. Carlani ha risposto: Qui confesso, anche a causa dell’uso poco ortodosso della lingua, di fare un pò fatica a capire le obiezioni. Consiglio però di nuovo, vivamente, una visitina al sito del Comune di Parma: lì Ghino di indicatori, formule, pesi, calcoli matematici né troverà in abbondanza.

– mia ulteriore riflessione: non sapevo che il sig. Carlani, oltre che esperto giurista ed esperto amministratore della cosa pubblica, fosse un fine linguista. Cercherò di essere più chiaro. QUAL’E’ LA VOSTRA PROPOSTA? Già mi aspetto la risposta, l’applicazione del “quoziente Parma”. Quindi, avete intenzione di presentare i coefficienti nella tabella del “quoziente Parma“? E, in caso affermativo la domanda è quella già posta più volte: quali saranno gli effetti sulle casse comunali? quali e quante saranno le famiglie che otterrebbero dei benefici?

PUNTO QUARTO:

– io ho scritto: la tassazione a quoziente familiare ha (ho corretto sig. Carlani, grazie per aver evidenziato il mio refuso!!!) poi anche un altro effetto collaterale negativo: tende a ridurre l’offerta di lavoro femminile, che in Italia è tra le minori d’Europa, spostando in capo al coniuge con reddito più basso (di solito la moglie) parte dell’onere fiscale, ed allontanerebbe ancor di più il nostro paese dal raggiungimento di uno degli obiettivi dell’Agenda di Lisbona, che punta ad un tasso di partecipazione femminile alla forza-lavoro pari almeno al 60% (attualmente l’Italia è poco sopra il 40%);

– il sig. Carlani ha risposto: A parte il fatto che ho seri dubbi circa l’opportunità di considerare Vangelo gli obiettivi dell’agenda di Lisbona, così come tanti altri “prodotti” dell’ipertrofico ingranaggio “europeo” (vedasi, a mero titolo di esempio, la famigerata “costituzione” sonoramente bocciata dai popoli europei, o la vergognosa sentenza sui crocifissi nelle aule), in ogni caso questo secondo cui la sua adozione avrebbe come effetto collaterale quello di “ridurre l’offerta di lavoro femminile” è argomento tanto caro agli avversari del “quoziente familiare” quanto assolutamente non provato. In Francia, ad esempio, il “quoziente familiare è adottato a livello nazionale (non solo locale come, ovviamente, si propone nel famoso Atto di indirizzo) eppure non mi pare che i cugini d’oltralpe stiano “messi male” quanto a “tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro”. Ah, dimenticavo, la terza persona singolare del verbo “avere” (“…a poi anche un altro effetto collaterale…”) si scrive con l'”H”…

– mia ulteriore riflessione: non condivido completamente l’euroscetticismo del sig. Carlani ma lo ringrazio per la lezione di grammatica. Io scrivo di getto e credo che chi mi legge si sarà già accorto dei refusi che ogni tanto compaiono… I cugini francesi – torniamo nel merito dell’argomento e non divaghiamo per la forma!!! – applicano da anni il “quoziente familiare” che è il cardine di tutto il loro sistema di tassazione (anche a livello nazionale per il calcolo dell’irpef). Ma proprio per incentivare la partecipazione femminile alla forza lavoro, da oltre un quindicennio hanno avviato una serie di riforme che risolvessero l’effetto collaterale che ho evidenziato. E’ proprio grazie a queste riforme, e non alla sola applicazione del “quoziente familiare” – che per loro non è una novità – che la Francia è tornata a guidare i Paesi d’Europa con la più alta natalità. Quali sono queste riforme? I contributi diretti. E quali? Per prima cosa esistono contributi economici diretti per le famiglie con figli, come le “allocations familiales”, ossia somme pagate alle famiglie con almeno due figli, elargite per i ragazzi in età scolare (fino a 16 anni). Altre forme di sostegno sono rivolte alle famiglie più povere, dai contributi per gli affitti, al RMI (Revenu minimun d’insertion) e dell’API (Allocation de parent isolé). Per favorire l’occupazione femminile sono state create forme di sostegno economico orientate direttamente a coprire i costi per la cura dei figli: APE (Allocation parentale d’éducation), AGED (Allocation de garde d’enfant à domicile), AFEAMA (Aide aux familles pour l’emploi d’une assistante maternelle)…

PUNTO QUINTO:

– io ho scritto: se l’unità impositiva passerà dall’individuo al nucleo familiare certamente ciò renderà più equa la calibratura del carico fiscale sulle famiglie nel tentativo di valorizzarne la funzione sociale per la comunità ma resta da capire e da definire in sede legislativa cosa di definisce come famiglia affrontando questioni giuridiche, amministrative, gestionali e persino morali che ovviamente non possono essere affrontate da un’amministrazione comunale

– il sig. Carlani ha risposto: Questa, poi, tra tutte le obiezioni è in assoluto la più inconsistente. Nell’ordinamento giuridico italiano, infatti, che cosa sia la famiglia è chiarissimamente definito non in una legge qualunque, ma nella stessa Costituzione, precisamente all’art. 29 dove si dice che la Repubblica Italiana “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Certo però la Costituzione – o al limite l’Atto di indirizzo della Lista Baldassarre, così evanescente e poco circostanziato da riportare integralmente il passo ora citato – bisognerebbe leggerla. Per davvero.

– mia ulteriore riflessione: L’Atto di indirizzo l’ho letto e proprio per questo lo avevo definito nel mio primo post “uno spot travestito. Una proposta che viene fatta soltanto per fare bella figura con gli ambienti cattolici e che tanto nessuno approverà mai”. Citare la Costituzione e addirittura l’articolo 29, non credo possa essere considerato un chiarimento del contenuto di un Atto di indirizzo che resta evanescente. Se non sbaglio il primo firmatario di tale Atto è il Prof. Antonio Baldassarre, costituzionalista e presidente emerito della Corte Costituzionale, non credo che citare la Costituzione sia stato difficile… Ma delle conseguenze anche di ordine morale una scelta del genere le comporterebbe. Almeno questo è quello che penso. In un momento come l’attuale, con una crisi internazionale che si innesta ad una crisi locale, strutturale che va avanti da anni, la vita per tutti diventerà difficile e credo che il compito di un’Amministrazione comunale sia quello di garantire tutti i cittadini, tutte le famiglie – anche quelle di fatto -, tutti i bambini.

Giusto per curiosità, questo è un esempio di una vera mozione per l’introduzione del “quoziente familiare” presentata al Comune di Osnago, nella Provincia di Lecco: MOZIONE PRESENTATA IN DATA 21.5.2010 DAI CONSIGLIERI ARLATI FRANCESCO E BRAMBILLA CLAUDIO AVENTE AD OGGETTO “QUOZIENTE FAMILIARE OSNAGO: PER UN PAESE A MISURA DI FAMIGLIA”. Cliccate per leggerlo e imparate a presentare un Atto di Indirizzo!!!

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